FOTO – Mettiti in gioco…perché la vita è una cosa seria

FOTO – Mettiti in gioco…perché la vita è una cosa seria

Dal 29 luglio al 3 agosto si è svolto il Camposcuola parrocchiale a Passolanciano (Ch) presso l’albergo La Maielletta sul tema: “Mettiti in gioco. Perché la vita è una cosa seria”. Ogni giornata è stata scandita dalla preghiera, dalla videostoria, dalle attività laboratoriali nei gruppi, dai giochi di squadra e dalla escursione pomeridiane che culminava nella condivisione serale. Il percorso aveva come obiettivo la riflessione sui giochi che imprigionano le persone estraniandole dalle relazioni… ed illudendo che quelle sensazioni possano durare per sempre. Ma “un buon gioco dura poco” se vuole essere davvero buono… altrimenti diventa altro: quando i ragazzi o gli adulti non riescono più a scegliere di smettere significa che quel “giocattolo” ha rubato la libertà e la gioia. Le tappe di riflessione hanno incoraggiato tutti ad investire i talenti nella ricerca del vero tesoro della vita, senza confondere il libertinaggio con la libertà (capacità di scegliere il proprio bene); ad ogni giovane è stato ricordato che i risultati si ottengono con un allenamento (passo dopo passo) sapendo scoprire quel sano divertimento di chi sa servire e camminare con gli altri nel dono di se stesso.

Le fotografie allegate all’articolo restituiscono – almeno in parte – il clima gioioso che ha caratterizzato i 63 partecipanti al Campo, e il testo qui di seguito riportato, realizzato dalle catechiste, vuole essere sia di incoraggiamento sia di lode alla Grazia di Dio che continua ad agire nelle nostre Comunità attraverso le tante esperienze estive:

 

“Noi educatori adulti siamo partiti con qualche preoccupazione dettata dall’alto numero di partecipanti al Campo ma, tuttavia, abbiamo maturato da subito la convinzione di dover “metterci in gioco” accettando la sfida di accompagnare i nostri ragazzi in questa nuova esperienza formativa.

Il percorso proposto “sulla carta” era ben chiaro, ma il nostro vissuto quotidiano si è rivelato – di volta in volta – una bellissima sorpresa. In particolare la scoperta degli eremi celestiniani ha contrassegnato il cammino di ricerca di tutti: i sentieri percorsi, i passi condivisi, le difficoltà e le fatiche dei singoli hanno contribuito a consolidare uno spirito di gruppo che ha consentito a ciascuno di sentirsi sostenuto. Nessuno ha mollato, scoprendo e fidandosi delle proprie risorse e, nel contempo, prendendosi cura l’uno dell’altro.

Sui passi di Pietro da Morrone e dei luoghi da lui vissuti in solitudine e preghiera, siamo diventati anche noi “cercatori di Dio”, comprendendo che il luogo in cui Egli abita è il nostro cuore, ossia il nostro “eremo”, nel quale ritrovarci.

Ed ora chiuse le nostre valigie, ci apprestiamo a tornare a casa…pronti per ripartire nel nostro quotidiano con il cuore colmo di gioia e di meraviglia per la ricchezza ricevuta, nonché di profonda gratitudine al Buon Dio che ci ha presi per mano guidando i nostri passi”.