FOTO – Per il cammino…solo bagaglio a mano

FOTO – Per il cammino…solo bagaglio a mano

Riportiamo qui di seguito le impressioni di Michela Silla riguardanti il pellegrinaggio parrocchiale a Santiago di Compostela e Galizia dal 31 agosto al 3 settembre.

Pensare di partire per un viaggio ci carica di energie, di nuovi stimoli e di entusiasmi in previsione di ciò che di nuovo arricchirà la nostra conoscenza, la nostra vita…di certo tutto questo ci carica anche del peso del nostro bagaglio da viaggio. Per questo la prima richiesta è stata: “solo bagaglio a mano!” Da qui è seguita una titubante risposta: “In 10 kg che cosa metto?” Il primo ostacolo, il primo impegno è stato quello di riuscire a scartare il superfluo per selezionare l’essenziale: questo il primo passo da muovere per essere veri pellegrini sul cammino di Santiago.

I simboli del pellegrino presentatici da don Domenico sono stati la stella, la conchiglia e la bisaccia. E quindi tutti insieme, solo con il bagaglio a mano, abbiamo affrontato il nostro viaggio-pellegrinaggio verso Santiago di Compostela e le bellezze della Galizia. Cercando la nostra stella, rinnovando i propositi legati al nostro battesimo e portando sulle nostre spalle il peso necessario (e solo quello) della nostra vita.

Tutte le fatiche degli spostamenti e del cammino condiviso (anche con persone avanti negli anni) sono state ripagate dalla sorpresa del Bello. Quella bellezza che non è solo esteriore ma che pèrmea le nostre emozioni e che riempie i nostri ricordi di una grazia che non dimenticheremo mai. Non abbiamo fatto solo scoperte fuori di noi, ma anche dentro di noi. L’esperienza anche se simbolica dei 6,5 km fatti a piedi dal Monte Gozo al Santuario, inizia non a caso con la pioggia (leggera e piacevole per la verità) e il vento che accompagnano i pellegrini fino alla spianata della Basilica. Pioggia, sole e vento come segni di quello che si può presentare sul nostro cammino, quello della vita: non è sempre facile vivere ma se si affronta tutto con il sorriso, la buona volontà, la pazienza e un pizzico di fede si riesce a raggiungere la meta. Il parroco sin dal primo giorno ci consegna la chiave di lettura di questo viaggio: “L’importante non è FARE il cammino, ma ESSERE in cammino, essere IL cammino”. Avere una guida spirituale è importante, ma per noi don Domenico ha rappresentato molto di più, visto che non solo ci ha affiancati commentando ogni tappa alla luce del Vangelo ma ha anche arricchito le nostre giornate con la sua simpatia, con il canto e con le sue ironiche “traduzioni simultanee” dei canti delle suore indiane (venute al pellegrinaggio con noi) per sollevare gli animi nei momenti di stanchezza.

A proposito di bellezza e di ricordi indimenticabili, non posso non citare la nostra guida locale Joaquin, un ragazzo appassionato del suo lavoro e prima ancora della sua terra. Egli ha arricchito le nostre conoscenze con uno stile limpido e ricco allo stesso tempo, mostrandoci che esiste una gioventù sana e seria capace di sorridere e accompagnare le persone con rispetto ed educazione. Anche il modo in cui questo giovane ci ha fatto scoprire le ricchezze della Galizia ci ha incoraggiato iniettando in noi la speranza nel futuro.

Mi piace ricordare le immagini delle scogliere che si lasciano accarezzare dall’oceano a Coruna con il suo Faro Romano sapiente opera che il tempo ha consegnato intatto ai nostri occhi; l’imponente Cattedrale di Santiago, il buonissimo “pulpo alla gallega”, il porto di Villa de Muros, i panorami ricchi di vegetazione, le tante chiese romaniche e gotiche…E così ad ogni parola che butto giù corrisponde un’immagine indelebile che scorre come in un bellissimo film, fino all’ultima scena, in cui però non trovo le parole: “The End”. Non è possibile infatti concludere questa bella storia perché il nostro viaggio deve continuare imparando ancora da San Giacomo il manuale del pellegrino, il manuale di colui che ogni giorno ricomincia ripetendosi: “ultreya, suseya!” (Più avanti, più in alto!).

 

Michela Silla

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