FOTO – Sabato scorso, nella parrocchia di Santa Maria, si è concluso l’anno di ACR

FOTO – Sabato scorso, nella parrocchia di Santa Maria, si è concluso l’anno di ACR

VASTO – Sabato scorso, nella parrocchia di Santa Maria, si è concluso l’anno di ACR. Il gruppo dei giovanissimi educatori, che hanno accompagnato nel corso di quest’anno pastorale i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie, hanno organizzato e animato un pomeriggio di giochi e preghiera.

Il tema di quest’anno Ci prendo gusto ha illuminato, di sabato in sabato, il cammino dei nostri giovanissimi, ragazzi e bambini e la festa conclusiva, vissuta davanti la chiesa e per i vicoli del centro della città, è stata la giusta conclusione di questo percorso, l’ingrediente finale della ricetta che il Signore ha desiderato preparare.

Dopo aver danzato tutti insieme sui passi degli inni dell’AC, alcuni giochi e una caccia al tesoro hanno animato il pomeriggio. Il sentirsi una grande famiglia, l’aiuto reciproco, i sorrisi scambiati e la complicità fraterna sono stati il segno che Gesù ha lasciato a tutta la comunità parrocchiale. Infatti, don Domenico, nel momento di preghiera conclusivo della festa, ringraziando i giovanissimi per il loro impegno, si è rivolto ai bambini e ragazzi dicendo: “Chi di voi ha mai visto Gesù vivo tra noi? Nessuno l’ha mai visto, ma sappiamo che è vivo perché lo vediamo nei suoi amici… nei nostri giovanissimi che hanno dato per Lui e per voi il loro tempo e in voi che avete camminato con gioia con loro”.

 

Il messaggio che Cristo ci lascia, grazie all’impegno e alla fede dei nostri ragazzi, è che non c’è cosa più bella di essere suoi amici: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 10,15).

A conclusione di tutto, due domande toccano i nostri cuori: “Ci prendo gusto a fare cosa? Ci prendo gusto ad essere chi?”.

Grazie ragazzi per averci indicato la strada! Ora il mistero di Dio è meno misterioso, perché sappiamo che ci chiede di continuare ad essere suoi amici, a camminare con lui e ad impegnarci a chiamare amici quanti ancora lo aspettano.

Luigi Genovesi