LA RELIQUIA DELLA SACRA SPINA

LA RELIQUIA DELLA SACRA SPINA

sacra-spina-iLa Santa Spina di Vasto appartenente alla classe delle cosiddette “reliquie per contatto” (brandea) relative alla Corona di Cristo è concessa tra il febbraio 1562 e il marzo 1563 dal Pontefice Pio IV al marchese del Vasto Ferrante Francesco II° d’Avalos in riconoscimento delle fini capacità diplomatiche dimostrate in quanto ambasciatore del re di Spagna Filippo II° e delegato al Concilio di Trento. Un’antica tradizione vuole che la Sacra Spina fiorisca, emettendo una lanuggine delicatissima, come bambagia, di colore bianco tra le 12 e le 15 del Venerdì Santo, quando esso coincide con il 25 marzo, festa dell’Annunciazione del Signore. Intorno al 1590/91 il figlio di Ferrante, Alfonso Felice, dona la reliquia alla Chiesa Arcipretale di Vasto sotto il titolo di S. Maria Maggiore per costruire una specifica cappellania e ottenere lo jus praesentandi nell’elezione dell’Arciprete. Sempre in onore della Spina, nel 1718 è accordato un Ufficio particolare (liturgia delle ore) secondo il modello della cattedrale tedesca di Frisinga. Il Giovedì Santo (in Cena Domini), con la reposizione del Santissimo Sacramento nella cappella della Sacra Spina, era possibile lucrare attraverso una visita ad hoc l’indulgenza plenaria. E ciò sulla base delle prescrizioni è contenuta nella bolla di Papa Gregorio XIII del 10 febbraio 1582 la concessione alla Confraternita del Gonfalone. Dell’autenticità della Sacra Spina non ci sono dubbi fondati, nonostante la perdita della bolla di donazione autentica del Sommo Pontefice, la quale nell’anno 1566 restò bruciata con altre scritture nel fuoco, che i turchi attaccarono a molte chiese di questa città, fra le quali fu quella di Santa Maria Maggiore di cui fu incendiato l’intero archivio. E ciò per due ragioni probanti: l’autorevolezza, appunto del donatore cioè il Papa, e la motivazione del dono: le fini capacità diplomatiche dimostrate dal D’Avalos come ambasciatore del re di Spagna al Concilio di Trento. La teologia cattolica, precisa molto bene il senso e il valore che sono attribuiti alle reliquie; culto “indiretto”: il culto, cioè, è rivolta alla persona cui quel “resto” o quell’oggetto è attribuito; nel caso specifico, al Cristo sofferente, dono dell’immenso amore misericordioso di Dio Padre all’umanità peccatrice. Ne è testimone la ricca liturgia composta per la festa, preceduta da una quintena di preparazione. Un’ultima annotazione: è da rilevare che la Sacra Spina è un dono fatto a tutta la città, è patrimonio religioso di Vasto; a Santa Maria Maggiore l’insigne onore e il dovere di una gelosa custodia e di un sempre più autentico culto, perché Cristo Redentore conceda alla città un futuro sempre più fiorente fatto di onestà, di concordia, di solidarietà civile, di trasparenza a tutti i livelli, pur in una floridezza economica sempre più solida.