Pellegrinaggio al Beato Angelo da Furci

Pellegrinaggio al Beato Angelo da Furci

Da qualche anno, il 13 settembre,  in occasione della festa del Beato Angelo da Furci anche dalla nostra parrocchia si parte con un gruppo di pellegrini a visitare la cittadina collinare che ha dato i natali all’illustre agostiniano. Quest’anno però il gruppo degli iscritti è raddoppiato e non sono bastati i due autobus prenotati. Si affaccia una domanda: perché tutto questo desiderio di mettersi in viaggio verso un santuario tutto sommato così vicino? Forse le risposte sono molteplici e differenziate, ma credo di poter leggere nel volto delle persone che si iscrivono (e che in gran parte superano i settant’anni) il bisogno di una giornata diversa, all’insegna della fraternità. Si percepisce, infatti, il bisogno di un rapporto ravvicinato in cui ci si ritrovi vicini, nella gioia di scoprire la vita di un santo riflessa nella cultura di un popolo. Sì, credo che questo bisogno di prossimità e di compagnia, si combini con la gioia di scoprire la vita di un Santo nel vissuto di un popolo. Il Paese offre a chiunque lo visiti, in effetti, un maggiore senso di tranquillità, di tutela e di ospitalità. Quando qualcuno viene da fuori percepisce subito la cordialità di chi, essendo del posto, vuole mostrare tutte le belle risorse e i motivi di vanto del territorio. Per Furci, il fulcro di attrazione è il beato Angelo e per questo i nostri pellegrini, all’arrivo si sono recati sui principali luoghi della fede furcese. Innanzitutto la visita alla chiesa parrocchiale di San Sabino Vescovo con la sua struttura più volte ingrandita per ospitare le folle dei fedeli che dal 1599 – data dell’arrivo delle prime reliquie a Furci – vennero ad esprimere la loro devozioni dall’Abruzzo e dal Molise. Qui si è fatta memoria della radice di un popolo, del luogo in cui generazioni di genitori hanno pregato per i figli e generazioni di figli si sono affidati per  il loro futuro per nulla facile in una zona piuttosto depressa. La seconda tappa è stata vissuta nella cappella “Casa del Beato” ricordo della casa natale di Angelo; anche qui gli adulti hanno fatto un esercizio spirituale di riconciliazione con i propri genitori: nel luogo in cui i genitori hanno allevato il fanciullo Angelo tutti in silenzio hanno ringraziato per il dono dei genitori, quelli che sono sulla terra e quelli che sono in cielo, tutti hanno chiesto anche il dono di perdonare i propri genitori per quello che può anche non essere andato secondo le proprie aspettative. A seguire la terza tappa con la celebrazione della Santa Messa alle ore 10:00 presieduta da don Domenico nel Santuario. “Perché non possiamo anche noi credere come il Beato che ci si santifica nel proprio dovere? Perché non dovremmo anche noi prendere sul serio gli strumenti che Angelo da Furci ha valorizzato, lui che ha pregato lo stesso Padre Nostro col quale preghiamo anche noi, lui che come sacerdote ha celebrato e si è nutrito della stessa Eucaristia?” Con questi passaggi il parroco ha incoraggiato tutti a lasciare una eredità spirituale ai giovani, quella eredità con non marcisce. Don Domenico riprendendo l’immagine del ramo di arancio con il quale viene spesso raffigurato il Beato ha affermato: “Quel miracolo che la tradizione ci consegna, ossia la comparsa del ramo di arancio ad un miscredente che sfidava Angelo durante una sua omelia, ci ricordi che la vita del cristiano deve essere succulenta. Deve dare sapore e nutrire piacevolmente la vita di chi ci incontra. Come un’arancia gustosa la vita del cristiano deve potersi spremere e restituire gusto agli altri. La vita del cristiano non può che avere il sapore di Cristo”.

Dopo la celebrazione il doveroso tempo libero per gli acquisti sulle bancarelle, la processione per le vie del paese e il pranzo al sacco tutti insieme nel salone parrocchiale. Non potevano mancare i dolci tipici fra cui “li cill” ripieni (tarallucci) e i canti vastesi accompagnati dalla fisarmonica. Nel pomeriggio il gruppo si è ritrovato per una visita guidata al Santuario, che oggi custodisce l’urna delle reliquie, con la spiegazione delle opere in esso custodite comprese le vetrate con il motto agostiniano “un cuor solo e un’anima sola in Dio”. La preghiera del Rosario poi è diventata l’occasione per affidare al Beato e alla Vergine Maria tutte le persone care e,  dopo la foto di gruppo, ci si è diretti nuovamente a casa. Come saranno tornati a casa quei pellegrini? Quella gioia e quelle scoperte hanno riacceso il desiderio di edificare relazioni umane? Il Beato Angelo, ricordato come teologo e maestro, possa ancora oggi incoraggiare ad approfondire la conoscenza della Scrittura per far crescere la vita spirituale.