Servi o figli?

Servi o figli?

La quarta domenica di Quaresima ha svelato la frase “misericordiosi come il Padre” mostrando un altro pezzetto di cuore restituito alla carne perché, forse, proprio dal sentirci perdonati possiamo ricominciare ad essere figli. Nella omelia il Parroco ha ricordato che il capitolo 15 di Luca riporta le tre parabole che illustrano la misericordia: la pecorella smarrita che mostra la libera scelta di allontanarsi e la tenerezza del pastore che fa festa dopo il ritrovo senza punire chi sbaglia; la moneta perduta in cui sembra venire quasi meno la volontà di perdersi (una moneta non decide di perdersi) ma si sottolinea la drammatica possibilità di perdersi in casa (la moneta si perde in casa); la parabola del Padre misericordioso verso i due figli. Quest’ultimo racconto tiene insieme sia chi si perde allontanandosi da casa sia chi – pur rimanendo – smarrisce il senso del suo esserci. La Parabola rimane “aperta” e il fedele è chiamato a collocarsi all’interno della storia chiedendosi se per caso anch’egli viva un legame da servo e non da figlio: il figlio giovane non solo sperpera l’eredità ma vuole tornare a casa sperando di trovare un padrone per un salario; il figlio maggiore rinfaccia al padre di averlo “servito” mostrando, così, la sua incapacità di apprezzare il profondo legame d’affetto e di comunione presente in quella casa.

Anche i cristiani di oggi possono allontanarsi da Dio illudendosi di felicità, senza apprezzare così la paziente bontà del Padre che ci corre incontro sperando di festeggiare il nostro ritorno; ancora oggi si può rischiare di rimanere nella Chiesa pensando di aver a che fare con un padrone che non ci darà mai quello che vogliamo. La quaresima è il tempo nel quale possiamo custodire la misericordia ricevuta per rallegrarci sia della presenza di Dio nella nostra vita come nostro alleato, sia della presenza del fratello come riflesso della nostra stessa fragilità. Ci sentiamo anche noi perdonati? Sappiamo fare memoria di ciò che Dio ha già fatto per noi in modo da non sciupare energie in ciò che non ci fa gioire? Dobbiamo riconoscerlo: il nostro cuore è fatto per essere liberato dal male attraverso la misericordia… e così tornare di carne.